Attualità

 

C. Giron-Panel/ A.-M. Goulet (ed.), La musique à Rome au XVIIe siècle : études et perspectives de recherche, Roma 2012.

"Le condizioni politiche della circolazione dei musicisti in Italia, 1650-1750: prospettive di storia comparata"

24.02.2011, 11:00 - 13:00 ore  | DHI
Mélanie Traversier (École Française de Rome - Progetto ANR-DFG Musici)

I musicisti stranieri che aspiravano a sistemarsi provvisoriamente o definitivamente in uno dei tre principali centri musicali italiani dell’età moderna (Roma, Napoli, Venezia) devono anche esser studiati come immigrati. Da questo punto di vista anche loro interessavano in primo luogo le autorità pubbliche locali di polizia che cercavano di controllare le immigrazioni all’ingresso e poi all’interno del territorio, anche se si parla di un periodo anteriore alla nascita della polizia moderna descritta da P. Napoli. In concomitanza, altre amministrazioni o rappresentanti di diversi enti amministrativi e soprattutto diplomatici cercavano di attirare loro come talenti musicali capaci di servire il decoro del paese italiano d’accoglienza. Vorremmo, nell’ambito di questo seminario, identificare ed analizzare i criteri che nell’ordine politico, nel senso più generale del termine, guidavano, incoraggiavano od invece frenavano i progetti di mobilità dei musicisti verso la Penisola e come gli artisti stessi adattavano le loro strategie migratorie a questo contesto. Dopo aver presentato gli “strumenti” del controllo delle immigrazioni attraverso il caso dei passaporti, ci fermeremo sulle pratiche dei musicisti per individuare parecchi modelli di mobilità. In una terza ed ultima parte studieremo come i tre Stati considerati mobilitavano diversi leve ed agenti all’estero per sollecitare l’arrivo e l’impegno di talenti stranieri nelle loro più prestigiose istituzioni musicali, sviluppando così una Bildpolitik, più o meno efficace.

 


 

Resoconto

Mélanie Traversier ci ha proposto un panorama comparativo della situazione a Roma, Venezia e Napoli che costituisce una ricca sintesi dei primi dodici mesi del progetto MUSICI e aprendo un grande numero di nuove piste di ricerca. La nostra relatrice ha operato un cambiamento di prospettiva rispetto alle precedenti sedute dei seminari situando la sua proposta nel campo della storia politica della mobilità musicale.

 

1. Considerare la circolazione dei musicisti nella Penisola l’ha dapprima condotta a individuare e interrogare le fonti legate alle autorità pubbliche locali di polizia, incaricate di controllare le migrazioni. Al di là di una realtà documentaria eterogenea, prodotta da sistemi politici, amministrativi e istituzionali differenti, M. Traversier ha isolato delle pratiche amministrative comuni e ha sottolineato la relativa omogeneità politica dei tre Stati in ciò che concerne le migrazioni. Attraverso lo studio dei registri di passaporti per l’estero conservati negli archivi napoletani, ha messo in luce l’assenza di procedure d’identificazione regolari e sistematiche: non è dunque impossibile che dei migranti, e tra loro dei musicisti, abbiano potuto viaggiare senza lasciarne traccia nella documentazione di Stato. Si dovrà attendere il periodo immediatamente posteriore a quello da noi preso in considerazione per vedere l’attuazione di una politica amministrativa statale della mobilità, legata, tra le altre cose, a nuovi modelli di passaporto; sarà sempre in questo momento che la nozione di mobilità conoscerà un cambiamento di connotazione, divenedo l’espressione di una libertà e acquistando così un valore positivo. M. Traversier ha tratto numerosi esempi dagli archivi napoletani e parigini, auspicando l’avvento di ulteriori ricerche del genere, partendo ad esempio dagli archivi bavaresi e sassoni.

 

2. In un secondo tempo, M. Traversier ha abbandonato il punto di vista delle amministrazioni relative alle tre città, evitando di fare una storia quantitativa, per intraprendere la strada della microstoria e concentrarsi su singoli individui e sulle strategie da loro sviluppate per viaggiare e inserirsi nei contesti locali. Mettendoci in allerta contro la tentazione di proiettare le nostre categorie analitiche sulle pratiche migratorie dei musicisti in epoca moderna, ci ha ricordato che il mondo dei professionisti della musica non costituiva un’entità omogenea, così come attesta in modo esemplare il caso dei liutai dei quali le strategie d’impianto sono maggiormente comparabili a quelle di artigiani di lusso piuttosto che a musicisti. Appare invece necessario confrontare la mobilità dei nostri musicisti alla circolazione di altri professionisti (pittori, scultori, artigiani d’oggetti d’arte ecc.). Si sono potuti reperire tre modelli di mobilità: quello, archetipico, dello strumentista sconosciuto di cui sappiamo solamente che si è inserito nel tessuto urbano italiano (cf. Carlo Wisman); quello del musicista divenuto famoso proprio grazie al suo soggiorno in Italia (cf. Händel); infine quello di musicista famoso che è libero di accettare o rifiutare un impiego in Italia (cf. Hasse, sul quale M. Traversier ha fornito nuovi documenti d’archivio). A questa tipologia M. Traversier ha aggiunto una lista di motivi che hanno condotto i musicisti in Italia, come il desiderio di formarsi e perfezionarsi, la volontà di far pubblicare le proprie opere, il fatto di essere a servizio di un principe o di un ambasciatore straniero. M. Traversier ha suggerito al nostro gruppo di lavoro di elaborare una cronologia dei viaggi dei musicisti già individuati. Per valutare le strategie individuali si dovranno anche tenere in considerazione le contingenze materiali alle quali
erano sottoposti i viaggiatori: modalità di spostamento; finanziamento del viaggio; alloggio e opportunità professionali al loro arrivo; spiccato campanilismo di Roma, Venezia e Napoli nell’epoca studiata.

 

3. In un terzo momento, M. Traversier ha proposto una riflessione sulle interazioni create tra le norme promulgate tra gli Stati e l’uso che ne hanno fatto gli individui. Nel corso del XVIII secolo si afferma una nuova geografia dei poli musicali, tra i quali Napoli occupa oramai il primo posto mentre Venezia è relegata in secondo piano. Questo cambiamento deriva da una "politica dell’immagine" risultante contemporaneamente da elementi
concreti (offerte di lavoro, mecenatismo, maggiore o minore apertura delle istituzioni musicali) e da aspetti più simbolici legati a una politica di grandezza (come attirare i migliori artisti dell’epoca, come rendere attraente una città). In questo contesto il ruolo degli intermediari, passeurs o brokers, dovrà essere studiato metodicamente. Inoltre il mondo musicale merita di essere comparato a quello delle Belle Arti a causa delle
numerose analogie.

 

Per concludere questo intervento, che dona una nuova energia al progetto, M. Traversier ha insistito su due elementi: poiché le nostre categorie d’analisi come la mobilità, la fama e il mondo della musica sembrano non appropriate per rendere conto del fenomeno che ci interessa, bisognerà discuterle e inventare una nuova narratività. In secondo luogo bisognerà superare la tradizionale analisi che considera l’incontro tra città famose con artisti d’eccezione (cf. Hasse e Venezia) e comprendere gli elementi che hanno reso possibile il viaggio di questi artisti, gli hanno permesso di conquistare la gloria e hanno rinforzato l’immagine di capitali musicali di Roma, Venezia e Napoli.

  

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