Attualità

 

C. Giron-Panel/ A.-M. Goulet (ed.), La musique à Rome au XVIIe siècle : études et perspectives de recherche, Roma 2012.

I musicisti stranieri a Roma. Caratteristiche di un milieu professionale (1650-1700)

27.05.2010, 11:00 - 13:00 ore  | EFR
Eleonora Canepari

L’intervento si propone di esplorare l’ambiente sociale e le forme di organizzazione del lavoro dei musicisti a Roma durante il XVII secolo, con particolare attenzione ai musicisti stranieri. Attraverso l’utilizzo di fonti d’archivio, l’intervento cercherà di descrivere il milieu dei musicisti in quanto gruppo sociale e professionale, e di ricostruire i percorsi di inserimento in città dei musicisti stranieri.

 


 

Bibliografia

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Economia barocca. Mercato e istituzioni nella Roma del ‘600
Donzelli Editore, Roma 1998, capitolo I

Arru, Angiolina - Ehmer, Joseph – Ramella, Franco (a cura di)

Premessa

in «Quaderni storici» 106 (2001), pp. 4-23

Canepari, Eleonora
Immigrati, spazi urbani e reti sociali nell’Italia d’antico regime

in Storia d’Italia - Annali, Migrazioni, a cura di Paola Corti e Matteo Sanfilippo, Torino, Einaudi 2009

Id.
Occasioni di conoscenza: mobilità, socialità e appartenenze nella Roma moderna
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Cerutti, Simona - Descimon, Robert - Prak, Maarten (a cura di)

Premessa

in «Quaderni Storici», 89 (1995), pp. 281-286

Eve, Michael

Una sociologia degli altri e un’altra sociologia: la tradizione di studio sull’emigrazione

in «Quaderni storici» 106 (2001), pp. 233- 259

 

 

 

 



Resoconto

Nella sua conferenza Eleonora Canepari ha presentato le basi e le condizioni che facevano della Roma sei e settecentesca una “città di stranieri”, anche nell’ambito musicale. Per questo, da un lato si è servita delle sue ricerche di storia sociale, eseguite per il suo libro “Stare in compagnia. Strategie di inurbamento e forme associative nella Roma del Seicento”, e relative alla mobilità e migrazione nell’Italia dei Seicento verso Roma. Dall’altro lato ci ha presentato un’analisi dei dati biografici del database “Les musiciens à Rome (1570-1750)” di Jean Lionnet; alla base di questo ha ricostruito una prosopografia del milieu musicale romano, composto da musicisti stranieri e indigeni.


Come si vede nei processi matrimoniali nei quali i testimoni presentati dagli sposi dovevano dichiarare il motivo che li legava ai futuri coniugi, gli stranieri arrivavano soprattutto dalle città del nord come Milano, Firenze, Bergamo, Bologna o Perugia, mentre al sud solo Napoli costituiva una città importante dalla quale si emigrava a Roma. Venezia invece non partecipava affatto alla migrazione importante verso Roma. Una spiegazione potrebbe essere la ricchezza della repubblica che offriva abbastanza lavoro agli abitanti, anche perché gli stranieri a Roma indicavano, come ragione principale del loro trasferimento nello stato pontificio, la ricerca di lavoro. In secondo luogo si menzionavano le strutture di assistenza (welfare), il ricongiungersi con i propri familiari e la visita dei luoghi santi come motivazione per stabilirsi a Roma. Gli stati delle anime documentano che gli stranieri erano presenti in quasi tutti i quartieri della città, dove abitavano o avevano le loro proprietà immobiliari accanto a quella dei romani.


Per quanto riguarda il milieu dei musicisti, da quanto emerge dal database di Jean Lionnet basato sui suoi studi relativi a San Luigi dei Francesi e San Giacomo degli Spagnuoli, i musicisti forestieri arrivavano soprattutto dallo Stato pontificio stesso e dalla Toscana nella “città musicale” che era la Roma seicentesca. Mentre coloro che arrivavano dalla penisola italiana costituivano ca. l’80% dei musicisti stranieri a Roma, vi erano anche musicisti provenienti dalla Spagna (2%), dalla Francia (4%) e dallo spazio germanico (2%) accanto a musicisti polacchi, boemi , croati e fiamminghi. In generale, la mobilità dei musicisti tra la penisola italiana e l’Europa riguardava soprattutto un’elite che seguiva i cardinali-protettori durante i loro viaggi, e che era inviato a istituti musicali stranieri dove partecipava a occasioni specifiche come per esempio i concerti dati da Atto Melani a Parigi. Nel milieu dei musicisti stranieri a Roma però troviamo forme di lavoro molto diverse, e spesso cumulate, come il lavoro fisso in cappella, il lavoro come salariato in occasioni specifiche o il lavoro al servizio di nobili e cardinali. Tra l’altro sembra che i musicisti stranieri abbiano seguito la carriera normale romana, iniziando dalla formazione quale putto nelle chiese nazionali come San Luigi dei Francesi e San Giacomo degli Spagnuoli, fino all’ingresso in cappella all’età media di 36 anni e la nomina a maestro all’età media di 45 anni. Questi musicisti abitavano soprattutto in centro città dove vivevano con altri musicisti, con altre persone non parentali o anche da soli.


Nella terza parte Eleonora Canepari ha spiegato la complessità del milieu musicale romano nei suoi dettagli, esaminando vari esempi di famiglie musiciste e di rapporti tra musicisti e protettori. Normalmente, la parentela controllava la scelta del mestiere dei figli che lavoravano spesso nelle stesse istituzioni dei padri e fratelli. Questo non valeva solo per professioni alti come per i notai, ma anche per professioni umili come bastari che erano però sempre al servizio di cardinali-protettori. Anche il rapporto con i mecenati era molto complesso perché spesso i musicisti, per l’accumulo di vari opportunità di lavoro, erano costretti ad avere una doppia fedeltà sia al protettore sia all’istituzione dove lavoravano occasionalmente. Mentre dal punto di vista economico il gruppo dei musicisti raggiunge dei valori medi di guadagno con un salario di ca. 4 scudi al mese, esso era molto complesso dal punto di vista sociale: Ai legami di parentela e alla residenza comune di musicisti si aggiungevano forme di associazione basate sul mestiere, come la congregazione Santa Cecilia, ma anche reti di clientela al di là del mestiere che coincidevano comunque con l’ambiente professionale.


Le conclusioni di Eleonora Canepari hanno aperto una discussione molto viva sul milieu sociale ed economico dei musicisti nella Roma sei- e settecentesca. Per relativizzare l’impatto “nazionale” che finora aveva dominato la ricerca, bisogna estendere la ricerca d’archivio sia sulle fonti come i processi matrimoniali presentati da Eleonora Canepari, sia su altre cappelle e istituzioni musicali romani. Per comprendere la situazione complessa dei musicisti romani e stranieri tra reti sociali e necessità economiche, la pista più importante da seguire sarà l’approfondimento delle ricerche biografiche. Attraverso una tale ricerca le istituzioni “nazionali” appariranno come una risorsa tra le altre. Inoltre la ricerca biografica considererà il musicista straniero come individuo, vuol dire anche nel suo spirito più aperto o chiuso per stabilire delle relazioni con i milieu romani della musica. Quest’approccio coincide non solo con gli studi di Arnaldo Morelli sulla mediazione dei musicisti nell’ambito delle strutture di patronage, ma anche con quelli di David Bryant che basa le sue ricerche relative alla vita musicale veneziana su fonti della storia sociale ed economica, ma questo ci spiegherà sicuramente oggi nel suo intervento.

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