Attualità

 

C. Giron-Panel/ A.-M. Goulet (ed.), La musique à Rome au XVIIe siècle : études et perspectives de recherche, Roma 2012.

Scambi musicali e transfer culturali a Venezia, Roma e Napoli intorno al 1600

28.01.2010, 14:30 - 16:30 ore  | EFR
Florence Alazard

Autour de 1600, la présence des musiciens étrangers à Venise, Rome et Naples s'inscrit dans des cadres problématiques très différents. Demeurant dans l'orbe espagnole, Naples conserve encore des particularismes culturels très forts, tandis que Rome et Venise semblent prolonger des traditions d'accueil qui, dans les siècles précédents, ont permis l'éclosion et le développement de formes musicales singulières héritées de la création franco-flamandes, comme aussi de la production locale. Le séminaire pourra privilégier trois axes de réflexion : 1) il devra prendre la mesure de la présence musicienne étrangère dans les trois villes concernées, en insistant sur la dynamique du XVIe siècle qui a vu s'accroître les échanges européens et en particulier qui a construit l'espace italien comme un lieu de formation pour les musiciens, mais aussi pour les artistes et les artisans. 2) cette présence a-t-elle modifié ou a-t-elle contribué à faire évoluer les institutions musicales des villes (les académies en particulier, mais pas seulement : toutes les formes de mécénat devront être envisagées) ? 3) dans quelle mesure, et surtout par quels moyens, cette présence a-t-elle permis, à travers ce que Peter Burke appelle "la créativité des actes d'appropriation, d'assimilation, d'adaptation, de réaction, de riposte et même de rejet", l'élaboration de nouvelles formes musicales ? Le séminaire pourra se conclure par une réflexion sur le contexte singulier du tournant entre XVIe et XVIIe siècles, qui voit l'italophobie concurrencer l'italophilie des décennies précédentes : ce serait l'occasion de discuter le traditionnel modèle de compréhension de la diffusion des innovations culturelles par simple contagion et de s'interroger sur la permanence du modèle italien.

 


 

Bibliografia

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Resoconto

La prima seduta del seminario ha affrontato la questione dell’eredità del Rinascimento in materia di migrazione e di presenza artistica straniera nelle città italiane, soprattutto per quanto riguarda i musicisti. Per trattare questo argomento abbiamo invitato Florence Alazard, «maître de conférences» in storia all’università di Tours. Alazard ha proposto un panorama analitico e molto ben documentato sulla questione, gettando le basi di un approccio comparativo tra le tre città e mostrando come la presenza degli stranieri in ciascuna di esse s’iscriva, di volta in volta, in un contesto specifico.
- Napoli, o piuttosto l’eccezione napoletana nell’orbita spagnola, che si distingue per particolarismi culturali molto forti e per la quasi assenza di musicisti stranieri;
- Roma e Venezia, che hanno invece tradizioni d’accoglienza profondamente radicate, e nelle quale si deve notare l’impiego dei viaggatori, pellegrini e migranti nella vita sociale, economica e culturale.

Nell’introduzione, F. Alazard ha ricordato alcuni dati acquisiti grazie alla ricerca storica recente : 1) si deve fare una distinzione tra i forestieri che si insediavano nel tessuto sociale urbano e quelli che si trovavano in Italia per motivi di viaggio. Ma, nello stesso tempo, la distinzione non si fa così facilmente, come lo mostra l’esempio di Gregor Aichinger. 2) non si può limitare la definizione dello straniero a quello che non è « italiano » e si deve ricordare che, nel Cinque e Seicento, l’alterità si fondava su molte caratteristiche : religiose soprattutto, ma anche di mestiere e di sestiere. Inoltre, la caratteristica piuttosto aperta delle città del Ancien régime favorisce la riflessione sulle pratiche multiculturale delle città. 3) si deve ricordare il contesto della Riforma cattolica che coinvolge due conseguenze apparentemente contraddittorie : si diffida degli stranieri sul pieno religioso, ma anche si costruisce una cultura di mattrice cattolica, capace di accogliere e di radunare tutto il popolo di fede cattolica, quale sia la sua nazionalità.

1. La prima parte della sua relazione esamina la presenza musicale straniera nelle tre città, mostrando come si siano intensificati gli scambi europei e come lo spazio italiano si sia costruito come luogo di formazione per i musicisti, gli artisti e gli artigiani. Due esempi: le cappelle a Roma e le sodalità a Venezia. Malgrado i mutamenti (e soprattutto l’italianizzazione che caratterizava la cappella papale alla fine del Cinquecento), tutte due funzionavano come strutture aggregative e forme associative per costruire reti sociali, indipendentemente dalle origini degli abitanti delle città. Di più, si verifica che le cappelle delle numerose chiese nazionali non erano nuclei nazionali chiusi, ma al contrario accoglievano musici di varie origini. Diversi esempi di musicisti, a Roma come a Venezia, mostrano che ciò che caraterizzava i percorsi era la mobilità tra i diversi sodalizii e l’adattamento : non importava l’origine nazionale, ma piuttosto le possibilità di lavoro.

2. In seguito ha messo in luce i legami tra la presenza straniera e le istituzioni musicali di ciascuna di queste città attraverso diversi esempi (l’esempio della famiglia Bassano a Venezia come caso di ibridazione che mostra la permeabilità delle identità nell’età moderna; gli esempi di Hassler e di Schütz, rientrati nel paese d’origine, come casi di disseminazione (ma si deve pensare al contesto e dunque fare la distinzione tra il primo e il secondo soggiorno di Schütz a Venezia).

3. Abbiamo visto in che misura questa presenza abbia permesso l’elaborazione di nuove forme musicali. Dopo aver sottolineato che nessuno stile è puro (quando si parla dello stile fiammingo o veneziano, si designa delle caratteristiche tecniche e non un ‘ethos’ musicale-nazionale), Alazard ha mostrato la permeabilità degli stili musicali, attraverso gli esempi del volume La courone et fleur des chansons a troys, del Ricercar sopra re mi fa mi do attribuito a Giovanni Gabrieli e dei Salmi pubblicati da Schütz nel 1619. Ne è scaturita la seguente proposta: piuttosto di stili nazionali, si potrebbe parlare di stili geografici.

Alazard ha proposto diversi concetti che si sono rivelati molto utili nella nostra prospettiva: la distinzione fra viaggiatore e migrante; fra nativi e non nativi ; la nozione d’alterità e i suoi fondamenti; i concetti d’integrazione e d’insediamento, i diversi tipi d’appartenenza (vicinati, comunità, nazioni, rioni, confraternite ecc.), l’ibridazione, la disseminazione. Tutti questi concetti costruiscono progressivamente lo spazio teorico della nostra ricerca.

 

 

Dibattito

Nella discussione sono state sollevate diverse questioni:


– sembra impossibile studiare la presenza artistica straniera in Italia senza prendere in considerazione i movimenti degli artisti italiani fuori d’Italia.


– dibattito sulla nozione d’identità nazionale: secondo Alazard questo concetto non è valido né per il Cinquecento, né per il Seicento, epoche per le quali si dovrebbe parlare piuttosto di identità pre-nazionale. Nel campo della musica il concetto sottintende diverse identità: lo stile, il modo di suonare o di cantare, l’identità linguistica ecc. Ogni «nazione» ha sviluppato la propria estetica, una propria maniera di cantare, di sviluppare, di ornamentare. Sembra importante, nell’ambito del progetto, poter definire delle grammatiche nazionali.

– importanza della lingua, che permette di isolare diverse sfere linguistiche (italiana, francese, tedesca, spagnola…).

Contatto

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